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Storia di una caffettiera.

Sofia Loren e il caffè

Non so nella vostra vita, ma nella mia, l’amore per il caffè è arrivato piuttosto tardivo intorno ai vent’anni. Ai tempi dell’università amavo studiare la notte. Era il momento perfetto in cui il silenzio della casa, la luce soffusa della lampada da tavolo e i testi di letteratura inglese creavano quella magia perfetta che ricordo con tenerezza ancora oggi. E il compagno di questo momento non poteva che essere il caffè. Quindici anni fa lo prendevo con due bustine di zucchero e, devo essere sincera, non mi faceva impazzire. Era più una necessità che un piccolo lusso notturno. Con il tempo e con un rapido conteggio della quantità di glucosio che ingurgitavo, ho ridotto drasticamente a una bustina di zucchero di canna. E ora, finalmente, il mio palato si è abituato al sapore deciso e maschile di una buona tazzina di caffè. La mia mattina, come di certo la vostra, parte proprio così. I primi passi della giornata si dirigono automaticamente verso la cucina e le mani avvolgono la caffettiera come il Santo Graal.
Il profumo che qualche minuto dopo si sprigiona è meglio di qualsiasi bacio del buongiorno.
A pensarla bene, la moka, è la mamma di ogni italiano.
Tralasciamo le macchine del caffè moderne, dotate di ogni strumentazione, dimentichiamo per un attimo il caffè da bar e focalizziamoci per un istante su di lei.
La caffettiera moka è la Sofia Loren di ogni abitazione.

La nostra padrona di casa (la moka, non Sofia Loren) nasce nel 1933 dall’ingegno di Alfonso Bialetti che desiderava rendere il caffè un’abitudine quotidiana nelle case degli italiani.

A oggi, dopo ben ottant’anni, il progetto è invariato, viene sempre prodotta in Italia ed è presente nella collezione d’arte della Triennale di Milano e del MoMa di New York (pensate voi con cosa vi svegliate la mattina!).

La moka è composta da 4 elementi in alluminio, da una guarnizione sostituibile e da un manico in bachelite. Ha forma ottagonale, per meglio facilitare la presa in caso di superficie bagnata. Tante sono le imitazioni ma con un numero di lati differenti o a forma cilindrica. La moka Bialetti ha dimensioni differenti, da un caffè a diciotto tazzine e a oggi strizza l’occhio al design proponendo differenti forme e colori.

Il nome della caffettiera deriva dalla città di Mokha, in Yemen, principale e rinomata produttrice di caffè, qualità arabica.

il caffè di Moca non va mescolato

con il cattivo caffè di Batavia e delle Antille”

Candido, Voltaire

Per quel che riguarda la manutenzione della moka, bisogna controllare che la valvola non sia ostruita e, periodicamente, sostituire la guarnizione. Per evitare che l’alluminio dia un sentore metallico al caffè, non pulire mai la caffettiera con saponi o detergenti ma solamente con acqua calda che non toglierà la pellicola che viene a crearsi all’interno della caffettiera e che protegge la bevanda dall’alluminio stesso.

Ma come si fa un caffè a regola d’arte con la moka?

Prima di tutto si riempie d’acqua il bollitore fino a sfiorare la valvola di sicurezza, si inserisce il filtro e, in esso, si deposita il caffè macinato senza premerlo ma sbattendolo leggermente sul tavolo per uniformare la polvere. Infine si avvita la parte superiore della caffettiera e si mette sul fuoco che deve essere basso.

Ma se non credete a me, proverò ad essere più convincente…

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