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L’importanza della memoria

Ricordo l’amore, prima di tutto.
Quello donato, quello privato, quello non corrisposto, quello finito e quello sospeso nel nulla.
Ricordo chi me l’ha donato incondizionatamente, chi mi ha messo in guardia, dicendomi che sarebbe stato difficile.
Ricordo le mani di mia nonna Nucci, sempre piene di carezze; ricordo gli occhi buoni di mio nonno Ferry e il tempo speso insieme; ricordo l’amore di mia zia, che era cultura e sete; ricordo mia madre, il giorno delle mie nozze, e la mia famiglia tutta.
Ricordo chi, dell’amore, ha preso il nome, per un’ora o molto più.
Ricordo la prima stretta di mano, il primo batticuore, la prima vacanza.
Ricordo il dolore dell’addio e la felicità di un amore nuovo.
Ricordo l’estate e il batticuore.
Ricordo la prima volta che ho fatto l’amore, davvero.
E ricordo il tuo abbandono e il vuoto che mi ha lasciato.

Ricordo gli errori, commessi  da me o da altri.
E ne porto i segni e gli insegnamenti.
Da alcuni ho imparato, altri li ho rifatti, e so già che li ripeterò nuovamente.
Alcuni li ho evitati debitamente, altri sono andata proprio a cercarmeli.
Alcuni mi hanno fatto crescere, altri solo incazzare.
Con alcuni ho fatto i conti per giorni e giorni, altri li ho semplicemente cancellati con un colpo di spugna.
E poi ci sei tu, che mi hai insegnato tutto ciò che non bisogna fare.
E ho imparato, sulla pelle, anche da te.

Ricordo i luoghi, quelli visti di sfuggita, quelli in cui sognavo di invecchiare, quelli che chiamavo casa, quelli dell’anima.
Ricordo il mare e il nostro primo incontro, e il mio sguardo ad ogni ritorno, e i suoi insegnamenti, e i suoi doni preziosi.
Ricordo Bologna e il mio amore ancestrale per lei. Ma ricordo anche Firenze, e la amo un po’ di meno.
E la Corsica, e la Maremma, e la loro bellezza carnale.
Ricordo Ancona e Venezia, e la felicità dei viaggi solitari, piccole pietre di consapevolezza.
Ricordo la Liguria, e l’emozione dopo l’ultima curva del treno.
Ricordo le Marche, e una me più consapevole di ciò che sono io e la mia famiglia. C’è chi ama partire. Io ho deciso di tornare.
Ricordo la Spagna a ogni latitudine. Ricordo Ibiza e non vedo l’ora di essere nuovamente nel mio “buen retiro”. E poi ricordo Sevilla.
Ricordo Santorini. E la ricordo comunque.

Ricordo i volti, quelli che vedo ogni giorno e quelli che scorgo ad occhi chiusi.
Ricordo le pieghe, le rughe, le mani. Ricordo i profumi e i gesti quotidiani.
Ricordo le voci, le risate, le parole.
Ricordo sapori, di cibo, di vento, di corpi.
Ricordo le frasi, le parole sbagliate, quelle che mi hanno stupito, quelle che non mi aspettavo, le parole che erano così giuste da far male. E ricordo quel “ti amo” così silenzioso da sembrare urlato.
Ma ricordo anche il silenzio che non aveva bisogno di altro.

Tutto è qui, dentro di me, in ogni poro, cellula, fibra.
Tutti sono qui, incastonati tra le rughe.
Questa sono io. Oggi.

E questa la mia paura più grande: che un giorno, qualcuno, decida di pigiare il tasto “Cancella”
E io non sarò più nessuno.

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