cucina · STORIE DI MARE

Easy, cosy, lazy. Ovvero il mio manifesto food.

E’ iniziata la nuova stagione a pieno regime e io mi sono ripromessa di vivere la stagionalità anche per quel che riguarda le emozioni.

Non attendere la primavera e l’estate ignorando l’autunno e contando i giorni come si fa con quelli di prigionia da dicembre a marzo. Al contrario, quest’anno, mi sono ripromessa di godere al massimo di ogni sfumatura, di ogni emozione e profumo, senza vivere le stagioni come una corsa contro il tempo.
Quindi eccoci in autunno e a quello che sarà il mio motto per i prossimi mesi a venire: easy, cozy, lazy.

Ci ho pensato a lungo, vittima di diverse conversazioni su cuochi e cucina; poi l’ho scoperto, il modello di gastronomia che mi rappresenta completamente.

Easy.
Credo nella semplicità, nella cucina come seduta di terapia distensiva.
Credo nel burro che ammorbidisce le mani, credo nel profumo di vaniglia che scalda il cuore e mi riporta in Madagascar in un attimo, credo nella farina che sembra neve e ammorbidisce la vita e credo nel cacao che sta bene un po’ ovunque.
Viviamo in una realtà dove la gastronomia è ostentazione e “etichetta” (passatemi il termine), dove gli chef sono venerati come star e i ristoranti stellati sono i nuovi musei. Mi sta bene, ne sto facendo il mio lavoro come giornalista enogastronomica.
Ma quando torno a casa tutto si trasforma e niente mi rende più felice della genuinità di una pasta tirata a mano e un sughetto al basilico che sobbolle nel frattempo.
Non cerco la perfezione -la mia cucina decisamente non lo è- ma cerco la genuinità, l’affetto, l’amore che si sprigiona preparando qualcosa di buono per qualcuno che starà con te al tavolo.
Che non c’è gesto d’amore più bello nelle parole “a tavola! è pronto”

Il tovagliolo a sinistra

Cosy.
Questa è una delle parole inglesi che amo di più. Significa accogliente, confortevole, intimo, comodo.
Non stiamo forse parlando di stagionalità dei sentimenti oltre che di cucina?
La mia cucina è così, sempre aperta e disponibile a essere vissuta da tutti.
Basta entrare in casa e chiacchierare insieme intanto che il risotto cuoce, sbocconcellare mandorle intanto che i brownies finiscono di dorare.
Il mio essere signora di casa, come amo definirmi, prevede la filosofia del cibo confortevole; quello che ci si aspetta quando si torna tra le mura domestiche e si viene accolti dal profumo di una candela e un manicaretto.
E’ il mio bentornato, è la mia coccola, è il mio modo di dire mi sei mancato e stavo pensando a te.
E’ il mio modo di creare intimità e confidenza: quando la sola luce accesa -oltre alla candela- è quella della cappa, quando in sottofondo ci sono le note morbide di un jazz, quando un calice di vino invita al relax e a respirare a pieni polmoni, finalmente.
E’ la comodità di un jeans un po’ più largo e di una pappardella al ragù di funghi porcini, di una felpa grigia e una omelette al formaggio di capra e salmone, di un paio di calzettoni a proteggere dal pavimento ormai troppo fresco e di un demicuit al cioccolato fondente e peperoncino.

cozy

Lazy.
Perchè correre anche in cucina. E’ tempo da dedicare a se stessi, per sorridere o leccarsi le ferite, per pensare.
Io penso tantissimo mentre cucino: penso ai progetti, alle cose che vorrei fare, ai luoghi che vorrei vedere. Penso al mio essere donna, amica, sorella, amante, alle mie mancanze e alle mie presenze.
Sogno, sogno un sacco. Sogno un libro tutto mio, dalla scrittura gentile, pieno di citazioni e zucchero a velo. Sogno una casa nelle Marche, a strapiombo sul mare ma con le colline a farmi sentire l’anima morbida.
Mi prendo tempo per me, perchè appunto, cucino come terapia.
E allora le terapie devono essere pigre, oziose, indulgenti.
Proprio come una colazione lenta da portare a letto, fatta di caffè doppio, spremuta di agrumi, cookies al cioccolato e nocciole, macedonia e silenzio..Come quelle che ci concediamo in vacanza ma crediamo di non meritare per il resto dell’anno.

Il tovagliolo a sinistra

Eccomi, insomma.
In questo ottobre che merita dolcezza, maglioni pesanti ma gonnelline ancora leggere, calzettoni al ginocchio e rossetti brillanti; un autunno fatto di lenzuola color senape e libri da leggere, di paste al forno e film da vedere accoccolati.
Anche lavoro, certamente, ma come tramite e mai come scopo. Che non sarà di certo quello che ci ricorderemo quando dovremo spulciare i momenti felici.

Il Tovagliolo a sinistra Pasta al forno

 

Pasta al forno con salsiccia e funghi

INGREDIENTI PER 3 PERSONE:

25O g di gramigna Luciana Mosconi
200 g di funghi champignog
200 g di salsiccia di suino
uno scalogno
olio quanto basta
prezzemolo quanto basta
2 cucchiai di besciamella
gruyère a piacere
granella di noci.

Portate a bollore abbondante acqua salata e cuocete la pasta per 5 minuti. Scolatela.
Preriscaldate il forno a 200 gradi.
Nel frattempo pulite i funghi, riducete la salsiccia a brandelli irregolari e tritate lo scalogno.
Scaldate l’olio in una pentola anti aderente e fate dorare lo scalogno. Quando è trasparente aggiungete la salsiccia e fatela cuocere per 5 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Aggiungete i funghi e regolate di sale e pepe. Proseguite la cottura per altri 5 minuti e completate con prezzemolo fresco tritato al coltello.
Aggiungete la besciamella, mescolate e buttate la pasta precedentemente cotta.
Disponete in terracotte monoporzione, grattugiate il gruyère su ognuna di esse secondo il vostro gusto, aggiungete granella di noci e infornate per 15 minuti.

 

 

 

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