cucina

Pancake salati con crescenza e rucola


Non parlo mai dell’amore, sul blog; o comunque ne parlo poco.
Parlo di quell’amore trasversale, fatto di profumi e mani sporche di farina.
Che è amore pure quello, e credo sia l’amore più sincero nella mia vita.

Ma oggi mi va di parlare del senso dell’amore. Per me.
Ognuno ha il suo, ne sono certa. E non si tratta di giusto o sbagliato.
E’ come il colore dei capelli, o ancor di più, il timbro di voce.

Frida Kahlo, che è una donna che adoro, diceva: “Da quando mi sono innamorata di te, ogni cosa si è trasformata ed è talmente piena di bellezza. L’amore è come un profumo, come una corrente, come la pioggia. Sai, cielo mio, tu sei come la pioggia ed io, come la terra, ti ricevo e accolgo
Quando ero una ragazzina -avrò avuto 18 anni o giù di lì- sognavo il giorno in cui Lui, quel Lui più lui di tutti gli altri lui, mi avrebbe portato in un luogo simile a Hyde Park, una banda avrebbe iniziato a suonare “Moonriver” e Lui (proprio quello li!) mi avrebbe chiesto di sposarlo.
A oggi, 20 anni dopo e una buona dose di Lui dopo, il mio senso dell’amore è cambiato radicalmente.
Ho imparato un sacco, soprattutto. E ho creato il mio senso dell’amore.

Ho capito quanto sia fondamentale donarsi completamente, anima e corpo, amando senza il freno a mano tirato.
Ho capito che l’amore non riguarda il quando ma il quanto; possono esserci amori potentissimi che durano un sospiro e altri tiepidi come il sole di settembre e vanno avanti ad oltranza.
Ho capito che allora tanto vale essere generosi con il proprio cuore, perché tanto non lo sappiamo quanto durerà la nostra storia d’amore.
Ho imparato che abbandonarsi all’amore è un regalo prezioso che facciamo a noi stessi.
Ho imparato che, se deve finire, finisce lo stesso. Ed è il come a fare la differenza. Ma qui c’è in ballo il cervello, non il cuore.

Ho capito che l’amore riguarda il cervello, il cuore, la pancia e ognuno ama a modo suo.
Ho capito che tra i tre ho sempre scelto la pancia. Un sentimento appassionato, istintivo, di sangue.
Ho capito che i “ti amo” più belli sono quelli che escono come un colpo di tosse, che non te l’aspetti e non riesci a frenarli.
Sono quelli che non fanno paura ma sono la trasposizione di un’anima dannatamente felice.
E se non escono, è perché non è il momento.
Perché è anche vero che pure il cervello sa amare, mica solo il cuore.
E si chiama gratitudine, riconoscenza, fiducia, rispetto.
Cambia il nome, ma non la sostanza.

PANCAKE SALATI CON CRESCENZA E RUCOLA
INGREDIENTI
200 grammi di farina 00
8 grammi di lievito
2 cucchiai di grana padano
quanto basta di granella di nocciole
2 uova
3 cucchiai di olio di semi
250 millilitri di latte

crescenza tagliata a fettine
rucola lavata e asciugata

In una ciotola capiente unite gli ingredienti secchi: farina, lievito, grana padano grattugiato. Con una frusta mescolateli in modo da amalgamarli tra di loro.
Ora unite le uova e, poco alla volta, il latte. Mescolate dall’esterno verso l’interno, così da non creare grumi.

Ungete una padella antiaderente con l’olio di semi e quando è ben calda, con l’aiuto di un mestolo, prelevate un pochino di impasto e versatelo formando un cerchio non tanto grande.
Cospargete la superficie con la granella di nocciole e, quando si formano le prime bollicine, girate la pastella con l’aiuto di una spatola. Proseguite la cottura anche dall’altra parte e togliete dal fuoco.
Continuate fino a terminare la pastella.

Mettete un pancake sopra l’altro così da creare la classica torretta, alternando gli strati con fettine di crescenza e rucola.
Servite con un po’ di pepe bianco e un filo di olio extravergine di oliva.

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2 thoughts on “Pancake salati con crescenza e rucola

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