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Il viaggio più importante della vita: quello per capire chi sei.

Chi sono esattamente?
Ve lo chiedete mai? Vi fermate mai a domandarvi quale viaggio stiate percorrendo e in quale tappa siate?
A me capita, anzi, ho deciso di farlo capitare quest’anno; dedicare questi 12 mesi a capire dove sto andando e, soprattutto, chi sono.

Perché mi è sempre piaciuto paragonare la mia vita a un itinerario, un on the road fatto di tappe e persone da incrociare.
Ognuno ha un proprio modo di viaggiare e vivere la vita: ci sono quelli che amano i percorsi avventurosi e vivono alla giornata mentre altri preferiscono pianificare tutto e non lasciare nulla al caso; ci sono quelli che vivono di comodità e altri a cui basta davvero poco.
E come in ogni esplorazione, ognuno ha il suo modo di farlo suo.

Io ho capito che il mio è un viaggio in treno, su un regionale (ma questo l’ho deciso solo ultimamente).
Qualche anno fa ero certa di essere su un treno ad alta velocità, possibilmente in prima classe.
Lo ritenevo importante, come fosse un plus che mi guadagnavo con il lavoro.
Era un riconoscimento che volevo dedicare a me stessa, una coccola.
Ovviamente non stiamo parlando di alberghi megalusso e viaggi in executive da 200€ a tratta (a tutto c’è un limite!) ma di quel gradino in più che volevo concedermi: una camera più grande o con una vista più bella, per fare un esempio su tutto.

Poi qualcosa è cambiato.
Ho capito che il viaggio che stavo intraprendendo era bello ma mi faceva perdere una parte fondamentale; era troppo veloce e non avevo il senso dei dettagli.
Il paesaggio intorno a me era qualcosa di sfuggevole perché scorreva troppo rapido, mentre volevo ricordare ogni particolare: non solo la destinazione quindi, ma anche il percorso stesso.
Così sono scesa dal treno ad alta velocità e mi sono indirizzata verso un regionale.

Il sedile su cui mi sono accomodata è ben diverso: non è particolarmente confortevole, ti devi sempre sistemare perché dopo un po’ la faccenda si fa complicata e gli spazi sono decisamente più esigui quando iniziano a salire altri viaggiatori.
Ma il paesaggio è impossibile da perdere; cogli ogni minima sfumatura, vedi il colore degli alberi che cambia stagione dopo stagione, le coltivazioni negli orti sono più precise dell’orologio al polso.
E di ogni cosa posso concedermi addirittura una Polaroid, per immortalare l’attimo e unirlo alle parole scritte sulla Moleskine.

Ho deciso di rallentare, di godere del viaggio per capire il mio ruolo in questo percorso, viaggiare come viaggiavano i miei nonni o i miei genitori. Perché questo è il mio ritmo ed è il ritmo che voglio abbia la mia vita.
Guardo i passeggeri che entrano nel mio scompartimento, li osservo e sorrido loro.
Alcuni sono lì da molto, e sono certa faranno ancora tanta strada insieme a me.
Altri si sono seduti lo spazio di una stazione ma il loro profumo era talmente persistente che la carrozza ne è rimasta pervasa per diverso tempo. Mi basta pensare a loro per sentire ancora il loro aroma tra le ciocche dei miei capelli, come dopo la doccia.
Altri ancora hanno transitato ma non hanno colto nemmeno il mio saluto, perché troppo concentrati su loro stessi.
E infine quelli che con la loro valigia mi hanno scontrato e fatto sanguinare.

Eccomi quindi, nel mio scompartimento, con la porta aperta che lascia intravedere i posti liberi, con il finestrino abbassato per godere dell’aroma che entra regione dopo regione.
La mia valigia è carica di fotografie, di libri, di taccuini e ha tanto spazio ancora da riempire.
Ho un vestito leggero fatto di nulla.
Mi riconoscerai, se per caso incrocerai il mio sguardo: sarò quel passeggero dal sorriso spontaneo e dai capelli scompigliati di salsedine.

E tu, quale viaggio stai intraprendendo? Sei fermo in qualche stazione?
Sei un passeggero o uno di quelli seduti in banchina nell’attesa di qualcosa o di qualcuno?
Sei uno di quelli che ha la valigia pronta ma non ha la forza di abbandonare il binario?
Oppure, semplicemente, sei un vagabondo consapevole del tuo essere zingaro?

HUMMUS DI CICERCHIA E PESTO LIGURE

Parlando di viaggi, ho pensato a questa ricetta perché rappresenta l’unione delle mie origini: le Marche e la Liguria.
C’è stato un periodo in cui credevo di appartenere a una o all’altra realtà; entrambe le cose non potevo averle. Poi ho capito che invece sono la perfetta unione di entrambe e, fortunatamente, nella vita non tutto prevede una scelta.
Al contrario, le cose più belle non la richiedono mai.

INGREDIENTI
150 g di cicerchia
2 cucchiai di cipolla tritata surgelata
1 cucchiaio di pesto ligure (io ho usato quello di Alberti, lo trovate al Carrefour)
olio extravergine di oliva taggiasca qb
sale qb

Metti a mollo la cicerchia per un giorno, cercando di cambiare l’acqua almeno due volte.
Risciacquala e cuocila in abbondante acqua leggermente salata per almeno un’ora.
Scolala e lasciala intiepidire.

In un robot da cucina metti la cicerchia, la cipolla, il pesto e un cucchiaio di olio. Inizia ad avviare il mixer in modo da sminuzzare grossolanamente la cicerchia. Ora aggiungi poco alla volta altro olio fino ad ottenere la consistenza desiderata che dovrà essere cremosa ma densa.
Assaggia e, se serve, regola di sale aggiungendolo con un goccio di acqua per amalgamare.
Servi con cracker, crostini ma anche crudité di verdure

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2 thoughts on “Il viaggio più importante della vita: quello per capire chi sei.

  1. C’è che a queste domande non riesco a rispondere, adesso. Che – tu sai – le anime inquiete cambiano valigia senza disfarla, modificano l’orario senza guardare il biglietto. Però tirare il fiato per godersi ogni istante del viaggio è cosa bella, ecco. E prendendo spunto da te me lo riprometto anch’io. Ti abbraccio

    1. Marghe che bello leggerti. Anche il mio è stato un percorso che solo ultimamente ha rallentato per diventare un pochino più analitico (e non sempre ci riesce). Sentivo di aver bisogno di introversione perché mi sembrava che la vita mi stesse fuggendo dalle mani e non mi stessi godendo nulla. Come quando da gennaio passi a giugno e ti chiedi, i mesi in mezzo, che fine hanno fatto.
      Ma ci sono i giorni in cui desidero il brivido della velocità; e allora torna quel week end fatto di emozioni rapide e fugaci.
      Perché ce lo diciamo sempre, il mare non è mai stato amico dell’anima inquieta, al più complice.
      Ti stringo

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