LIFESTYLE

Il ragazzo che sognava di pulire il mare

Ci sono ragazzi che a 17 anni passano le giornate tra Social Network e Playstation.
Ce ne sono altri che, appassionati di immersioni, si ritrovano in Grecia a chiedersi come mai la plastica in mare superi il numero di pesci avvistati.
E decidono di fare qualcosa per la terra blu.
Ecco come è iniziata l’avventura di Boyan Slat, il ragazzo che ha studiato un modo per pulire il mare dalla plastica in modo sostenibile e a tutela dell’ambiente. Insomma, detta così sembra l’esempio dell’uomo che voleva spazzare la spiaggia.
Come può un ragazzo pensare di togliere tutta la plastica nei nostri oceani?
Sembra una cosa assurda, infattibile se non considerando migliaia di anni.
Invece, non solo si può in molto meno, ma parliamo di un progetto già partito che avrà il suo sviluppo definitivo tra la fine di quest’anno e il 2018.

I 5 VORTICI OCEANICI E LA GREAT  PACIFIC GARBAGE PATCH

A partire dagli anni 80 c’è stato un accumulo di spazzatura nell’Oceano Pacifico (situata nella zona tra la California e le Hawaii) chiamato The great Pacific garbage patch, un ammassamento grande come il Texas. Non è il solo ma di certo il più grande.
Una vera e propria isola di plastica in cui sono affluiti tutti i rifiuti sospinti dal vortice subtropicale del Nord Pacifico per via del suo movimento rotatorio in senso orario. Parliamo di pezzi che risalgono anche al 1970 se non prima.
Sapete che una bottiglia di plastica ci mette fino a mille anni per degradarsi?
E una gomma da masticare ne impiega cinque?
La lattina in alluminio invece arriva a cinquecento anni?

Il problema maggiore è che il sole, con il tempo, rende questi oggetti sempre più piccoli, sminuzzandoli fino a farli diventare grandi come plancton.
Inutile dire che sono un grandissimo pericolo per gli uccelli, che li scambiano per cibo, e per i pesci che si nutrono inconsapevolmente di queste micro particelle.
E noi di conseguenza.

IL PROGETTO THE OCEAN CLEANUP

L’intuizione che ha avuto Boyan Slat non solo è geniale e fattibile entro il 2020 a pieno regime, ma è anche a costo zero perché basata su energia solare e marina.
Si basa sull’idea di sfruttare le correnti oceaniche a favore, utilizzando il movimento che concentra la plastica in queste grandi aree e raggruppandola  in appositi contenitori.
Insomma, non sei tu ad andare a cercare la plastica per raccoglierla ma è la plastica a venire da te.
Nel 2014 l’idea di Boyan cerca di trasformarsi in realtà: insieme a 100 volontari tra cui ingegneri e scienziati trascorre un anno a studiare la fattibilità del suo progetto. Lo stesso anno parte la campagna di crowdfounding  che porterà The Ocean Cleanup a ottenere 2 milioni di dollari per iniziare la pulizia degli oceani.

Sono state effettuate numerose spedizioni in mare  per comprendere la distribuzione della plastica anche in profondità: i grandi pezzi infatti galleggiano in superficie ma le correnti marine muovono i pezzi più piccoli anche in verticale ed è grazie a questa organizzazione no profit che ora siamo in grado di comprendere la doppia dimensione del danno ambientale.
Nel 2015 trenta imbarcazioni hanno circondato l’area inerente la Pacific garbage path; la spedizione ha mappato un’area di 3,5 milioni di chilometri quadrati e ha raccolto più dati sulla plastica oceanica di quanto fosse stato raccolto negli ultimi 40 anni in combinazione.

E oggi, a che punto siamo?
Dopo numerosi test e miglioramenti, per la fine del 2017 dovrebbe partire la prova effettiva per la pulizia del Nord Pacifico che vedrà un successivo sviluppo di altri sistemi nelle diverse aree a rischio entro il 2020.
Si parla di raccogliere indicativamente 3 tonnellate di plastica la settimana, ricompattarle e venderle.
Non si tratta solo di recuperare la plastica dal mare ma anche di riciclarla e rivenderla per finanziare nuovamente il progetto nelle fasi successive.
Si stima che entro il 2050 il livello di inquinamento dalla plastica potrebbe addirittura scomparire.

Direi che è proprio questo il mare che bisogna lasciare alle generazioni future.
Un mare pulito e una popolazione consapevole fin dalla giovane età.

 

 

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