STORIE DI MARE

Attacchi di panico (nel world mental health day)

Il 10 ottobre è il world mental healt day, ossia la giornata mondiale dedicata alla salute mentale.
Perché ne parlo in un blog che si dedica a tutt’altro?
Perché da 25 anni soffro di attacchi di panico e, quando ho iniziato ad avere i primi disturbi, avrei molto apprezzato il genere di informazioni su cui si basa questo post.
Le cose sono molto cambiate e tanto si è fatto per sdoganare la bestia nera della malattia mentale, del sentirsi diversi e soli, ma tanto c’è da fare e su questo non ci piove.
Il cervello, come tutti gli altri organi, è una componente del nostro corpo e, come tale, può ammalarsi.
Questo significa che, come è normale avere il diabete, la pressione alta, il colesterolo che ti tiene lontano dai formaggi, è assolutamente normale essere vittime di disturbi mentali.
Ecco quindi la mia esperienza, ciò che mi succede quando ho un attacco di panico, quello che ho fatto e mi ha aiutato, il percorso che devo ancora fare.
Mi piacerebbe sapere le vostre storie, se avete mai sofferto di disturbi simili, come li avete affrontati, come hanno cambiato la vostra vita.

HO CAPITO DI SOFFRIRE DI ATTACCHI DI PANICO.

Ricordo perfettamente il momento in cui sono svenuta e, anche se l’ho scoperto qualche tempo dopo, ho iniziato a soffrire di attacchi di panico.
Avevo 14 anni (ora ne ho 38) ed ero a scuola; stavo seguendo la lezione, in un giorno come un altro, e a un certo punto ho perso i sensi e sono cascata a terra come un sacco di patate.
Senza spiegazione, senza preavviso. Semplicemente a terra.
Mi sono risvegliata sdraiata con le gambe alzate e, dopo aver ringraziato il cielo per avere i pantaloni e non la gonna, mi sono chiesta: “cosa diavolo ci faccio qui per terra??
Mi era venuto il ciclo e un calo di pressione aveva causato lo svenimento.
Sono tornata a casa e ho archiviato l’accaduto. Fino al giorno dopo.
La mattina, prendendo il pullman come tutte le mattine, mi sono accorta che qualcosa non andava: avevo paura, paura di fare una cosa normalissima come andare a scuola.
Avevo paura di svenire, di star male nuovamente, di essere da sola.
Ho passato i mesi successivi con il banco accanto alla finestra; a ogni calo di pressione la aprivo per cercare aria fresca che mi rimettesse in sesto.
Dietro di me chiacchiere da banco, risate e incomprensione. Io non capivo cosa mi stesse succedendo, figuriamoci spiegarlo a qualcun altro.

Da quel giorno tutto è cambiato.
Ho capito di soffrire di attacchi di panico; il mio medico prendeva la cosa decisamente sottogamba e con qualche sbuffata di troppo.
Mi sono informata, ho cercato di capire cosa mi facesse vivere con il freno a mano tirato e, nel frattempo cercavo di gestire i sintomi e la vita di tutti i giorni.
Perché nelle situazioni più banali, semplici e lontane da qualunque pericolo, io mi sentivo terrorizzata: non uscivo più, evitavo come la peste locali e luoghi affollati, rifuggivo ogni occasione che potesse mettermi “in pericolo”.
Quando mi veniva un attacco di panico?
Al bar con il fidanzato, durante una passeggiata, in gita, al supermercato, a scuola, in una qualunque fila, al cinema.
Immaginate ogni genere di situazione banale e vivetela con il peggiore dei terrori.
Come mi sentivo?
A un certo punto, con il miglior effetto sorpresa possibile, iniziava a girarmi la testa, sentivo formicolii nelle gambe e nelle mani, mi deconcentravo completamente da quello che stavo facendo, sudavo che manco ad agosto, cercavo il modo per fuggire da quella situazione nell’immediato.. e sbabam perdevo conoscenza.
Di nuovo, per terra, come un sacco di patate.

COSA HO FATTO PER GUARIRE

Dopo qualche anno ho capito che una terapia era indispensabile.
Avevo 24 anni e mi rendevo conto che stavo sopravvivendo, che la mia vita era limitata, condizionata.
C’erano situazioni che avevo imparato a gestire, realtà in cui mi sentivo a mio agio ma altre che erano ancora taboo.
Ero arrivata a comprendere che il problema era la sfera sentimentale: ero più vulnerabile, mi sentivo più giudicata ed era più semplice cadere vittima di un attacco di panico.
Ho fatto terapia per qualche mese.
Il mio psicoterapeuta era giunto alla conclusione che io avessi una fortissima sensibilità, una spiccata intelligenza e mi sentissi “diversa” in un panorama un po’ troppo frivolo in cui non sapevo cosa dire e come comportarmi. Per il discorso sentimentale, tanto incideva il difficile rapporto con mio padre, i numerosi abbandoni e l’incapacità di sentirmi accettata da lui.
Tutto questo, nella mia mente, veniva incanalato verso l’amore.
Ecco perché sono diventata una donna convinta che l’amore sia una debolezza.
Andavo dal terapeuta una volta a settimana. Lo ascoltavo, parlavo, forse gli mentivo..
Insieme alla terapia ho iniziato una cura con psicofarmaci che porto avanti ancora adesso.
Stesso discorso di cui sopra: c’è chi vive con le pastiglie per il diabete, io vivo con quelle per gli attacchi di panico.
Sono una dose da 10 mg che mi permette di compensare livelli di ormone del nonmenefregauncazzo che io non ho.

SULLA QUESTIONE PSICOFARMACI

Alcuni sono fermamente decisi a non volerli prendere; altri li ritengono un valido alleato nella cura degli attacchi di panico.
Io, spesse volte, ho provato a interromperli e lasciare che il mio corpo si disintossicasse.
Se è un po’ più semplice in estate, appena arriva l’autunno mi rintano nella mia scatola di cristallo e me ne frego di tutto.
Perdo energie, interesse, stimoli. Verso le cose e verso le persone.
Divento completamente apatica e chi mi ama se ne accorge, e soffre.
Divento anche rompicoglioni, a dirla tutta.
Soprattutto mi guardo allo specchio e odio quella versione di me; si cancella completamente il mio essere eternamente ottimista, sorridente, di buon umore.
Quindi, quale delle due personalità mi appartiene davvero?
Quella che sento davvero mia sulla pelle, quella della donna che si impegna per vedere il bicchiere mezzo pieno, che si suda la felicità ogni giorno, che si è arrangiata da sola per uscire da quel tunnel che è l’ansia e sfida tuttora la comfort zone che si è arredata tanto bene.

COSA DEVO FARE ANCORA PER STARE BENE

In questi 25 anni ho raschiato il fondo, mi sono sentita umiliata, derisa, non capita. Poi mi sono rialzata.
All’inizio ho cercato di far comprendere a chi avevo accanto che i miei non erano capricci ma una situazione più complessa da spiegare.
Ho riempito la mia adolescenza di “sì ma che palle“, “con i tuoi fratelli riesci a uscire e con me no“, “cerca di reagire però“.
Poi, tutte quelle risposte me le sono scrollate dalle (s)palle insieme alle bocche che le pronunciavano. Ho capito che il problema non era mio ma loro e mi sono circondata di persone che mi facevano del bene, mi rendevano migliore e mi accettavano per quello che ero.
Ho imparato a dire “sto male, ho un attacco di panico” e a non sentirmi diversa da chi dice “non mi sento bene devo avere la glicemia un po’ alta.
Soprattutto mi sono accettata.
Gli attacchi di panico fanno parte di me come gli occhi a mandorla e le gambe lunghe.
Mi sono perdonata per tutto il male che mi sono fatta quando non riuscivo a capire che la prima che doveva amarsi ero io.

Ho iniziato a ragionare sulle cause e, a oggi, non le ho ancora capite.
C’è una parte dell’inconscio che è veramente difficile da raggiungere ma ho ancora tanto tempo per lavorarci su.
Nel frattempo ho rinforzato un pochino la consapevolezza di me.
Proseguo la terapia con gli psicofarmaci.
Ho smesso di giudicarmi e accetto i giorni no come benedico i giorni si.
Ho ancora attacchi di panico che mi svuotano come il primo giorno ma sono molto diminuiti.
Solo 4 anni fa sono riuscita a fare un viaggio da sola e sono andata ad Ancona.
Credo non scompariranno mai completamente ma credo anche che il modo migliore per “prevenirli” sia non essere chi non sono.
Essendo una donna razionale ho cercato di capire il perché mi viene un attacco di panico dato che credo che tutto accada per un motivo ben preciso e loro non facciano differenza.
Ho imparato ad accoglierli come un monito del mio corpo che mi consiglia di piantarla di fare quello che sto facendo perché non mi fa stare bene.
Mi guardo dietro e vedo il percorso che ho fatto, passettino dopo passettino.
Sono orgogliosa di me e, se sei arrivato qui a leggere, spero nel profondo del mio cuore di averti dato la speranza di una risoluzione che forse ora non vedi.
Abbi pazienza, amati e prenditi il tempo che ti serve per rialzarti dal pavimento.
Non sarà domani, ma nemmeno sarà mai!

 

 

 

 

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2 thoughts on “Attacchi di panico (nel world mental health day)

  1. Come ti capisco, io ne soffro da quando ho 9 anni e ci sono dentro del tutto. Ormai la mia vita è totalmente limitata. Sono anche io in cura sia farmacologicamente che psicologicamente ma non ho la forza di superare la paura della paura. Quindi evito di sana pianta. NOn è un bel vivere specie in questo paese dove ancora non è riconosciuta come malattia pura e solo in pochi possono davvero curarsi. Spero di ritornare a fare almeno le cose più banali come una passaggiata da sola lontana da casa. Per il momento cerco di apprezzare le singole cose e le persone (poche) che mi vogliono bene per quello che sono. Un giorno mi vorrò bene anche io
    Grazie per questo post :*

    1. ❤ Sai come ho fatto, per aiutarmi un pochettino?
      Intanto ho imparato a dire "no, grazie" alle cose che non mi va di fare o non mi appartengono personalmente.
      Ho imparato a stare bene da sola, prima che con gli altri.
      Devo ancora imparare ad amarmi e accettarmi completamente ma non è proprio una delle cose da fare nel fine settimana 🙂
      Ascoltati, prima di tutto; impara a riconoscere i segnali che il tuo corpo di invia.
      Coccolati, nelle cose semplici.
      Poi, piano piano, segui la strada che hai deciso di percorrere.
      Senza fretta, se non quella che decidi di darti come spinta motivazionale.
      Ti abbraccio fortissimo.

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